Ops. Mattarella licenzia la sinistra del Pd sul lavoro. Spassoso

22 AGO 20
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Al direttore - Caro Cerasa, complimenti. Con un gran colpo, il Foglio ha arruolato tra le sue firme quella di Guido Ceronetti. Per me è un mito fin da quando, molto tempo fa, affermò che “l’Italia non è una patria”. Diagnosticando così quel morbo che, dopo oltre centocinquanta anni di stato unitario, ci impedisce di avere un’idea condivisa dell’identità nazionale. Del resto, nel mondo continuiamo ancora a essere visti come il paese di Machiavelli, per chi sa leggere e scrivere, o come il paese di “’O sole mio” per gli illetterati. Adesso c’è Matteo Renzi con le sue riforme, d’accordo. Ma non facciamoci troppe illusioni. Gli italiani non si considerano una federazione di cittadini, ma una federazione di corporazioni. Chiedere all’altro Matteo, per credere.
Michele Magno
Ha ragione Ceronetti. Siamo una repubblica corporativa. Siamo una repubblica di corpi intermedi. Siamo, per l’appunto, una repubblica di preservativi.
Al direttore - Due giorni fa lei (scherzando, spero) esprimeva “solidarietà civile” alla giornalista di giudiziaria di Repubblica Liana Milella, indirettamente smentita dal Fondatore Eugenio Scalfari che invece ha lodato il tentativo riformatore di Renzi sulla responsabilità civile. Martedì Rodolfo Sabelli, capo dell’Associazione nazionale magistrati, la deve aver presa sul serio: ha scritto una lettera a Rep., anche lui contro Scalfari e in solidarietà con la Milella. Simul stabunt, simul cadent.
Sebino Caldarola
Ho chiesto venerdì sera, in tv su La7, al dottor Sabelli una cosa molto semplice. Caro Sabelli, lei che dice che la legge Vassalli ha funzionato bene e che i magistrati che dovevano pagare hanno sempre pagato sa dirmi il nome di un solo magistrato che negli ultimi ventotto anni ha pagato per errore grave o dolo? Risposta di Sabelli: non ne conosco neanche uno. Non è fantastico?
Al direttore - Ho visto che il presidente Mattarella ha firmato i primi due decreti sul lavoro. Mi sembra una notizia importante. Considerando che la gran parte della sinistra del Pd aveva detto che quei decreti non sarebbero mai passati perché palesemente incostituzionali, e in questo a suo modo sostenuta sia dal turbo liberista Oscar Giannino (che mi pare abbia detto in questi giorni che Mattarella stava mettendo i bastoni in mezzo alle ruote di Renzi) sia dall’autorevole professor Zagrebelsky. Cosa ne pensa lei?
Luca Meffi
La sinistra del Pd diceva che i decreti sul lavoro erano incostituzionali. Mattarella dice di no. Se ne desume che la sinistra del Pd non conosce la Costituzione. Se ne desume che la sinistra del Pd è stata licenziata sul Jobs act. Spassoso.
Al direttore - La mia solidarietà più piena all’arcivescovo di San Francisco, Salvatore Cordileone, che si limita a ricordare i princìpi della morale cattolica. Pretendere che le scuole cattoliche e i loro insegnanti facciano finta che quei princìpi non esistano sarebbe, questo sì, profondamente illiberale (nel caso dei cattolici pure alquanto incoerente). E il conte di Cavour, sostenitore di una “libera chiesa in libero stato”, sarebbe il primo a rivoltarsi nella tomba al sentire che otto legislatori californiani – come riporta Matzuzzi – chiedono a Cordileone di ritirare immediatamente le “norme discriminatorie”. Ognuno è libero di pensare e vivere come crede: purché, ovviamente, lo consenta anche ad altri. E bene comune ed educazione dei figli non sono certo concetti apoditticamente riducibili alle prescrizioni dell’ideologia del gender che si fa beffe della coscienza di molte persone. Che, in quanto cittadini e contribuenti al pari degli altri, hanno tutto il diritto, e anche tutto il dovere, di non lasciarsi tappare la bocca da nessuno (legislatori e giudici compresi). E di pretendere che la scuola pubblica non si trasformi in fucina indottrinatrice a senso unico dei loro figli e dei loro nipoti.
Paolo Nello
Un vescovo, come quello di San Francisco, che pretende il rispetto dei valori cattolici nelle scuole cattoliche e che si ritrova con un popolo in piazza a manifestare contro di lui è un passaggio storico cruciale per capire qual è il confine culturale tra una chiesa che porge l’altra guancia e una chiesa che sceglie di combattere. Grande arcivescovo Cordileone. Grande storia del nostro Matzuzzi.